Pasquale Mormile, Membro SLP e AMP
Ischia, 30/10/2022

“Vesuvio erutta tutta Napoli è distrutta” è un coro, questo, a mo’ di hashtag, intonato in molti stadi italiani contro la città di Napoli e i supporters della squadra calcistica partenopea. È stato pubblicato da Ultras United su Spotify, nota piattaforma globale per lo streaming musicale. Il pezzo è stato campionato sull’aria “Freed from desire”, hit degli anni ’90, cantato da Gala.

Il coro è preceduto da un “e sembra che lui dorma con Etna e Stromboli e invece il mio sogno esaudirò, appunto, Vesuvio erutta!…”

La novità da segnalare, rispetto a questo insulto, definito di “matrice territoriale” dalle autorità che governano il calcio, è che da qualche settimana, durante gli intervalli tra il primo e il secondo tempo, alcuni spettatori hanno scoperto di avere una risposta a questo diluvio di violenza verbale e di odio, che è assurta ad evento sociale per la grande diffusione attraverso i media e il passa parola.

Ciò che avviene al “Maradona” a partire dalla partita con il Torino del primo ottobre scorso, consiste nel fatto che i destinatari degli insulti reagiscono a questi ultimi replicando con il testo equivalente, in un crescendo coreografico, che coinvolge attraverso un riso irrefrenabile, gli ascoltatori-spettatori presenti sugli spalti e quelli collegati via etere.

Sottolineavo “scoperto” e non “inventato” perché tale operazione è riscontrabile già nel linguaggio afro americano degli anni ’90 ove il Rapper nero portava con orgoglio il soprannome offensivo affibbiatogli (Scimmia, Babbuino…) e ne faceva uso per replicare.

Il signifying fa riferimento alla cultura vernacolare ereditata poi nei dozens (rituali di insulti quali fucker, motherfucker, suckers) e poi nel rap1. Il signifying è in relazione con la capacità del significante di valorizzare l’ambiguità, la polisemia, l’allusività della parola, l’equivalenza degli opposti, la possibilità di liberarla dal significato pietrificato e standardizzato del codice con la creazione di un nuovo senso o di intraprendere la direzione del fuori senso.

Si può ipotizzare l’affinità con il motto di spirito ove, inoltre, il coinvolgimento divertito di chi ascolta testimonia di una riuscita della trovata arguta con la conseguente soddisfazione di chi l’ha prodotta.

In “Il motto di spirito e le sue relazioni con l’inconscio”2, riguardo alla sua tecnica, Freud, annovera tra le altre quella della “figurazione attraverso il contrario”, laddove viene espresso il contrario di ciò che si pensa, specificando altresì che tale costruzione è una tecnica utilizzata frequentemente e molto efficace.

Lo stesso Freud, in occasione della sua tragica esperienza, quella della fuga da Vienna nel ’38, dopo l’annessione dell’Austria al terzo Reich, ne testimonia personalmente come riferito da Ernest Jones3.

Nell’episodio viene evidenziato come una delle condizioni per ottenere il nulla osta di uscita dall’Austria, consistesse nel firmare uno scritto nel quale asseriva di essere trattato bene dalle autorità tedesche, in particolare dalla Gestapo, senza essere stata quindi limitata la sua libertà nei movimenti e nel lavoro.

Freud ovviamente sottoscrisse il documento chiedendo solo di poter aggiungere allo scritto una breve nota, la seguente: “Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia.”4

In questo episodio emerge in primo piano la capacità di Freud di diluire gli aspetti dolorosi connessi alla drammaticità della situazione, attraverso la costruzione che dall’ironico sfocia nell’umorismo, così come nel signifying del rap e nella replica agli insulti, invocanti la distruttività del Vesuvio.

Quest’ultima reazione sembra forse avvicinarsi a quell’aspetto della tecnica definito da Freud di “rincaro”5, come nell’esempio del chirurgo che dichiara all’Imperatore di essere pronto ad amputare anche l’altra gamba del paziente se il Kaiser stesso glielo ordinasse.

[1] H. Bazin, La cultura hip hop, BESA, Nardò, Lecce, 1995, p. 53.

[2] S. Freud, “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio”, Opere, Vol. V, Boringhieri, Torino, 1972, p. 63.

[3] E. Jones, Vita ed opere di Sigmund Freud, Vol. III, Il Saggiatore, Milano, 1962, p. 271.

[4] Ivi, p. 271.

[5] S. Freud, “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio”, op. cit., p. 64.