Marta Maside Docampo

Da alcuni anni la psicoanalisi di orientamento lacaniano ha cominciato a rispondere a certe politiche del padrone che hanno attaccato il suo libero esercizio. Con l’opposizione riuscita di J.-A. Miller all’emendamento Accoyer in Francia (2003), il Campo freudiano ha iniziato a lanciare diverse iniziative volte a garantire la tutela dei loro diritti fondamentali: gli Osservatori,  i Forum, FCPOL… Meccanismi che ci permettono di stare in allerta e rispondere ai tentativi di ridurre o eliminare la pratica della psicoanalisi.

La psicoanalisi resta sovversiva, perché è una pratica della parola che preserva l’essere parlante e la sua specificità, quella variabile antipatica, molesta e refrattaria al controllo della popolazione, che il discorso del padrone cerca di imporre. Questo discorso che ora regna e che secondo me trova una denominazione precisa nel titolo del libro “L’autoritarismo scientifico”, di J. Peteiro. Scientismo, burocratizzazione, valutazione, igienismo… La spinta alla cancellazione di tutto ciò che non è quantificabile, prevedibile, che non passa attraverso il filtro divino della scienza.

Ma la psicoanalisi non è solo una pratica. È anche un discorso, un discorso che punta verso il sapere. Il sapere di ciascun soggetto, uno per uno, su ciò che lo determina del suo inconscio. Un’intera “arma di costruzione di massa”, come ha detto recentemente un comico spagnolo, Luis Piedrahita, sul senso dell’umorismo.

Mi sembra che la movida Zadig risponda perfettamente a questo movimento in crescita. Mi pare che la scommessa di J.-A. Miller del maggio 2017 (Madrid), dopo i Forum aperti ALP, abbia a che vedere precisamente con questo: non è più solo una questione di tattica, né di strategia: c’è da passare alla politica. Occorre fare il salto, nostro malgrado, nello spazio pubblico. In modo simile a quello che, gli analizzanti che passano alla posizione di analista, decidono nel fare la passe.

La psicoanalisi  non è l’unica pratica della parola che esiste. Se ci pensiamo, la legge, quella che governa la nostra vita in comune e molti dei nostri legami, che dà il suo nome allo Stato di Diritto, non deriva dalla scienza. Viene dall’esperienza umana accumulata. Le leggi si scrivono, si approvano, si modificano o si eliminano per regolare le diverse esperienze di coesistenza, la distribuzione dei godimenti. Sono il prodotto di un comune accordo che si rivela più o meno efficace con il passare del tempo. Proibiamo la legge? Non è scientifica!

Il titolo di questo Forum è molto bello:  desideri decisi di democrazia! La democrazia, lo strumento meno imperfetto che abbiamo creato, almeno fino ad oggi, per vivere in pace. Sicuramente, perché è lo strumento che garantisce lo spazio per la diversità, all’interno della difficile convivenza di molteplici godimenti. Per questo è necessario proteggerla, lo constatiamo ogni volta di più, con le unghie e con i denti.

Ma le interpretazioni di uno stesso significante, come può essere “democrazia”, ​​possono anche differire talvolta. É evidente che non significa la stessa cosa per le nuove generazioni e per quelle che si costituirono sotto l’egida del nome del padre. In Spagna, per esempio, certi sensi goduti non sono più condivisi dai giovani; a partire dal nome proprio del nostro Paese. Tuttavia, non credo sia tanto il modello democratico quanto l’uso che facciamo di esso che sta cambiando. Questa interessante democrazia 2.0 che ci presenta Enric Berenguer, che caratteristiche ha?

L’invasione della tecnologia nella comunicazione umana ha le sue conseguenze anche nel politico. L’opinione pubblica ora ha un peso e una capacità di operare, di fare pressione diretta sull’ambito politico, fa inusuali fino a poco tempo. La comunicazione digitale ha avuto l’effetto di ridurre la distanza che separava i politici dai cittadini. In qualche modo, ha contribuito ad avvicinare la parola degli uni e degli altri.

Questo ha anche una contropartita: l’enorme pregnanza dell’immaginario nel discorso attuale rende difficile la lettura. I politici devono apprendere a marce forzate a distinguere tra un argomento e uno slogan (S1 sciolto), – a non rispondere sempre a tutte le domande – perché ne derivano diverse conseguenze. Per questo è cruciale, mi pare, la carta che può giocare la psicoanalisi di orientamento lacaniano: non è la stessa cosa un desiderio deciso e una volontà di godimento.

BIBLIOGRAFIA

“Funzione e campo della parola e del linguaggio” in Scritti vol. 1, J. Lacan

“El autoritarismo científico”, J. Petero Ediciones Miguel Gómez

“Illuminaciones paganas acerca de Simone Weil, la virgen roja”, J. A. Raymondi. Revista El Psicoanálisis nº 29.

“La democracia 2.0 y la transformaciones del estado de derecho”, E. Berenguer:

https://zadigespana.wordpress.com/2017/10/05/la-democracia-2-0-y-la-transformacion-del-derecho/

Pubblicati in italiano sul sito SLP in due parti:

1) https://www.slp-cf.it/la-democrazia-2-0-la-trasformazione-del-diritto-1/

2) https://www.slp-cf.it/la-democrazia-2-0-la-trasformazione-del-diritto-2/

“Brevi annotazioni iniziali. Verso il Forum Desideri decisi di democrazia in Europa, 18 novembre 2017 a Torino”: https://zadigespana.wordpress.com/2017/10/07/breves-anotaciones-iniciales-hacia-el-forum-deseos- decidere della democrazia in Europa-del-18-de-novembre-2017-en-turin /

Pubblicato in italiano sul sito SLP:

https://www.slp-cf.it/desideri-decisi-democrazia-europa/

Intervista di JAM al Forum SCALP di Strasburgo, 12 aprile 2017 (in francese):

https://www.youtube.com/watch?v=g8ljnd4kVJo&t=752s

“El deseo del analista”, G. George. Virtualia n.º 13. Anno IV, giugno / luglio 2005:

http://virtualia.eol.org.ar/013/default.asp?notas/george.html

“La subjetividad hipermoderna”, J. Assef. Blog della NEL Bogotá, 2013:

http://nelbogota.blogspot.com.es/2013/06/jorge-assef-la-subjetividad-de-la-epoca.html