Omar Battisti

Il report Sargentini ha catturato la mia attenzione. Mi ha appassionato a volerne sapere qualcosa di più in merito all’Europa.

Cosa è e di cosa si tratta?

Europa, spesso è ridotta ad una parola slegata dal quadro fondativo che ha sancito un patto tra persone. Dopo una guerra devastante tra i diversi Stati sovrani, queste persone hanno scelto di ripudiare la guerra in nome di una convivenza democratica. L’atto di questa donna ha risvegliato il mio interesse a rendere l’Europa non solo una delle “parole imposte[1]che circolano nei discorsi correnti, come bandiera di due posizione contrapposte: bandiera da amare o odiare. Nel dire della Sargenitini al parlamento europeo, l’Europa acquista il valore di una “parola piena”[2]che ha l’effetto di “riordinare le contingenze passate dando loro il senso delle necessità future”[3].

Mi sono quindi preso il tempo di ascoltare la seduta in cui, in quel parlamento europeo che saremo chiamati a rinnovare nelle prossime elezione del 23 maggio 2019, lei presenta il suo report in cui squarcia il velo del non volerne sapere: il governo dell’Ungheria sta andando in una direzione contraria a quella stabilita dal Trattato europeo. È quello che sostiene a sue spese nel report che porta alla discussione in parlamento. Vorrei puntare i riflettori su un dettaglio: al di là di ciò che dice in questa seduta, c’è un punto per me focale. Quando entra il primo ministro ungherese, lei smette di parlare e vuole ricominciare, forse per fargli sentire quello che ha da dire. Il focusdel mio discorso non è tanto sostenere il suo report, cosa certamente giusta, ma rimarcare un funzionamento: un primo ministro è seduto ad ascoltare una donna che sostiene la radicale messa in questione di tutta la sua azione di governo. Quest’uomo è tenuto ad ascoltare ed essere lì. C’è un’assemblea che assiste a questo e la cui presenza ha un valore irriducibile. Senza quest’assemblea tutto ciò sarebbe ridotto ad uno scontro tra due posizioni opposte, forse inconciliabili, che si fronteggiano e porterebbero ad una guerra. Non solo come scontro tra eserciti, ma più semplicemente come disputa immaginaria tra chi ha ragione e chi ha torto, dove in ultima analisi la posta in gioco è l’affermazione del proprio potere. Tutto ciò in psicoanalisi ha un nome: godimento fallico.

La presenza dell’Assemblea permette un transfert ad un’altra dimensione. Il riferimento al terzo introduce qualcosa di inedito: la possibilità di ciascuna posizione di sostenere le sue ragioni, togliendosi dallo scontro diretto e cercando di far valere la causa singolare in gioco per ciascuno. In quest’operazione non c’è solo l’entrata in scena della parola come terzo, dato che l’Assemblea è di fatto il luogo dove ha sede la parola e funziona come luogo della parola stessa. Occorre anche incidere su quell’affermazione del potere che non va scemando solo perché la parola entra in gioco. Al contrario può esserne la più accanita sostenitrice. Per andare oltre all’affermazione della propria potenza occorre “uno sforzo di poesia. […] nel quale due o più elementi apparentemente estranei tra di loro, in un piano alieno a loro stessi, si «incontrano»”[4]dando luogo ad un “«incontro fortuito»”[5]che possa “risvegliare […] il sonnambulismo dell’epoca, nel quale gli occhi possono essere aperti, senza vedere, così come quando si è svegli”[6].

Ho divagato ma credo restando al cuore della questione: come far coesistere posizioni inconciliabili, singolari, in uno stesso tessuto sociale, senza lacerazioni, strappi e rotture radicali? Come permettere che le ragioni dell’uno non schiaccino totalmente quelle dell’altro?

La posta in gioco credo sia dar corpo ad uno spazio vuoto in cui quell’affermazione di potenza si possa afflosciare e cedere il passo ad un diverso approccio con la propria causa, che per quanto impareggiabile e singolare, di certo non è la sola.

Ora, il 16 febbraio 2019 a Milano si terrà il terzo forum europeo dal titolo “Amore e odio per l’Europa”. Il forum è promosso da “La movida Zadig”, creazione inedita voluta da Jacques-Alain Miller che così ha messo in causa l’incidenza della psicoanalisi nel politico, al di là dei partiti. Questo forum può sancire l’approdo di un lavoro che vorrei fare ma che non sono in grado di fare da solo. Da qui l’invito rivolto a chiunque fosse interessato: attivare un’equipe di traduzione che possa arrivare a presentare quel video con dei sottotitoli in italiano, insieme alla traduzione in italiano del Report presentato da Judith Sargentini.

Una nota conclusiva ma non ultima: quest’estate Massimo Cacciari si fece promotore dell’appello Prepariamoci alle europee, rivolto ad attivare “La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa”[7]rispetto a quella che vuole “la fine della libera circolazione delle persone e la crisi del mercato comune”[8]. Questo piccolo lavoro di traduzione forse potrebbe rientrare in quest’alveo.


[1]J. Lacan, Il seminario. Libro XXIII, Il sinthomo, Astrolabio, Roma 2006, p. 91.

[2]J. Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio, in Scritti, vol. I, Einaudi, Torino 2002, p. 249.

[3]Ibidem.

[4]R. C. Ulloa, Dal sesso al femminile, in Politica lacaniana, Rosenberg & Sellier, Torino 2018, p. 78.

[5]Ibidem.

[6]Ibidem.

[7]M. Cacciari, Prepariamoci alle europee, in La repubblicadel 3 agosto 2018, p. 28.

[8]Ibidem.