Anna Castallo

Nel seminario XVII [1] Lacan, a proposito del servo e del padrone, dice: “Non ci si può impedire (…) di cercare di sapere chi ha cominciato per primo. Si trova allora questa bella palla che ci si rinvia dal padrone al servo. Ma forse a essersi spinto così in avanti è semplicemente qualcuno che aveva vergogna”.

Quindi continua: “Vi ho portato oggi la dimensione della vergogna. Che non è agevole da proporre. Non è di quelle cose di cui si parli facilmente. E chissà che non sia proprio questo il buco da cui scaturisce il significante padrone. Se così fosse, esso non sarebbe forse inutile per misurare fino a che punto bisogna avvicinarcisi, quando si voglia avere qualcosa a che fare con la sovversione o anche soltanto con la rotazione del discorso del padrone”.

Isolo tre punti:

  • Ci si sta chiedendo chi ha cominciato per primo: servo o padrone
  • Lacan parla della vergogna come buco dal quale scaturisce il significante padrone
  • Bisogna avvicinarsi alla vergogna (e forse più che avvicinarcisi) per sovvertire il discorso del padrone.

Parto dal secondo punto: la vergogna come buco dal quale scaturisce il significante padrone; cosa abbastanza strana, se pensiamo che per Lacan il significante è primario; quasi come se si trattasse di un mettersi in un ipotetico punto antecedente al significante padrone e da lì, nella vergogna, costituire il padrone.

E in effetti, nella clinica, il momento della vergogna non è spesso quello in cui il soggetto si coglie umiliato per acconsentire e sottomettersi a un padrone? Non c’è umiliazione fuori dal consenso che il soggetto dà a considerare umiliante ciò che ha a che fare con la castrazione, ovvero dal consenso a dare una valutazione della condizione di castrazione, laddove ogni valutazione non può che scaturire da un metro– maître.

Il padrone e la vergogna, quindi, come qualcosa di cui l’uno rimanda all’altra e viceversa, in un movimento in cui c’è vergogna per aver costituito il padrone verso il quale si è servi e d’altro canto non può esserci vergogna se non è costituito un padrone.

Per questo, quello attraverso la vergogna è un passaggio ineludibile per sovvertire il discorso del padrone ed andare al di là del metro con il quale cercare di misurare una vita.

[1] Il Seminario. Libro XVII. Einaudi, Torino, 2001. pag 238